Soffri anche tu della sindrome di burnout?

Soffri anche tu della sindrome di burnout?

Oggi ti faccio una domanda alla quale è difficile rispondere con certezza: soffri anche tu della sindrome di burnout?

Viviamo in un’era in cui tutto scorre velocemente. La tecnologia, le relazioni, i momenti a tavola, il lavoro, la spesa, gli svaghi: tutto corre a velocità impressionante.

La pandemia legata al Covid sicuramente non ha agevolato la situazione.
Se nei primissimi giorni, il lockdown ci ha permesso di prenderci una piccola pausa dalla corsa incessante, poi ci ha presentato il conto e la situazione è andata peggiorando.

La maggior parte delle persone che hanno potuto svolgere il proprio lavoro in remote working inizialmente hanno goduto di quel tempo rubato ogni giorno legato agli spostamenti, del tempo legato alla preparazione della propria immagine, del tempo per preparare la schiscetta (termine milanese che significa “portare il pranzo da casa”), di preparare i figli per la scuola…

Hanno gustato la libertà di poter lavorare in pantofole (e forse anche in mutande in alcuni casi), di potersi godere il pranzo in famiglia o di prendersi un caffè con i propri figli e giocare con loro.

Con il passare del tempo però tutto questo si è trasformato in un vero e proprio incubo.

Le situazioni che la maggior parte delle famiglie si sono trovate a vivere erano le seguenti.
DAD:
– i figli, a casa da scuola con didattica a distanza: un solo PC per seguire video lezioni e/o videoconferenze in simultanea;
– mancanza di una linea che potesse reggere più connessioni contemporaneamente;
– mancanza di autonomia dei figli più piccoli nella DAD.
Tutto questo ha portato i genitori a dover scegliere tra il proprio lavoro e la lezione dei propri figli.

APPROVVIGIONAMENTI:
– è stato impossibile avere un supporto per la consegna della spesa on line per mesi;
– è stato necessario bardarsi di tutto punto e recarsi nei supermercati (rigorosamente da soli) armati di santa pazienza per passare ore in coda.

ORGANIZZAZIONE QUOTIDIANA:
– difficile gestire gli orari di tutti, gli impegni di tutti, i bisogni di tutti;
– conseguente ricorso a frasi “ non ora”, “prova a farlo da solo”, “arrangiati” e conseguenti sensi di colpa.

LAVORO NUOVO:
– imparare un nuovo modo di lavorare: “come faccio a interfacciarmi con i miei colleghi? Come faccio a reperire il documenti che sta sul server? Ma perché la posta non arriva o arriva in ritardo? Perché mi perdo i documenti?”;
– non avere supporti informatici adeguati, società impreparate e anche inadeguate alla gestione della situazione che cambia regole ogni giorno;
– riunioni a tutte le ore del giorno accompagnate dalla frasetta “tanto sei a casa!”;
– e se tutto questo non fosse ancora abbastanza, la incapacità di staccare, rimanendo connessi al lavoro 24 ore su 24.

LO SFOGO:
– impossibilità di avere una valvola di sfogo (pilates, palestra, un caffè con gli amici, persino andare a trovare i suoceri…);
– impossibilità di avere dei SUPPORTI (non potendo avere contatti con i nonni o avere la signora delle pulizie);
– sensazione di inadeguatezza, senso di colpa e frustrazione crescente per tutte le situazioni sopradescritte e chi più ne ha più ne metta.

Questa condizione risveglia in noi delle costanti emozioni di ansia, preoccupazione e, a volte, anche rabbia. Insieme alle nostre emozioni a uscirne frastornato è anche il nostro corpo.
C’è una Sindrome specifica, propria di moltissimi lavoratori, che prende il nome di Burnout.

Quando si parla di questa Sindrome ci riferiamo a un vero e proprio esaurimento emotivo che colpisce le persone che investono molte energie in impegni di lavoro (e ne sono più a rischio le donne). Questa Sindrome porta ad una serie di sintomatologie molto visibili come l’estrema irritabilità, stanchezza cronica, ridotta produttività, passività emotiva, perdita di significato rispetto la propria esperienza, fino anche ad arrivare a considerare gli altri come oggetti privi di emozioni.
Questa Sindrome si lega alla presenza di uno stress cronico e persistente correlato a esaurimento fisico ed emotivo.

Io personalmente ho sofferto di questa Sindrome per diverso tempo, avevo troppo da fare e in qualche momento, l’anno scorso ho rivissuto sentimenti simili al passato.
Ci è voluta tutta la mia esperienza per non ricaderci dentro e attuare gli strumenti che avevo acquisito.

COSA FARE ALLORA?
Ma davvero tutta la situazione Covid, per quanto drammatica, ci doveva portare a goderci maggiormente i nostri affetti nella quotidianità, a stare a casa e godere della reciproca compagnia? A riassaporare le piccole cose?

La verità è che è tremendamente difficile avere una disciplina tale che possa permettere di staccare, di dividere le cose. È complicato in una situazione “normale”, figuriamoci ora che il lavoro è diventato un componente aggiuntivo della nostra famiglia.

E’ davvero complesso dividere gli spazi ed è così difficile dire “no” se il tuo senso del dovere e di responsabilità sono alti.
Ci vuole esperienza, tempo e anche qualche discussione in famiglia prima di prendere le misure.
Ma si può fare, lo dico per esperienza.

Le lezioni che personalmente ho dovuto rispolverare sono state principalmente tre:
1) CORAGGIO
2) DETERMINAZIONE
3) DISCIPLINA

Il CORAGGIO è stato necessario perché ho dovuto:
– rinunciare ad alcune cose per me importanti;
– dire di no;
– accettare l’incognita del futuro (economica e di salute);
– ridisegnare la quotidianità organizzativa;
– reggere le emozioni negative mie e della mia famiglia;
– trovare spazi in un luogo e tempo in cui gli spazi non c’erano;
– non cedere alla paura.

La DETERMINAZIONE perché ho dovuto:
– mettere in ordine le mie priorità;
– decidere di dare importanza ad alcune cose e non ad altre;
– mantenere fede a me stessa e ai miei valori;
– non giudicare e non giudicarmi.

La DISCIPLINA per:
– perseguire i miei obiettivi definiti nell’era Covid (decisamente differenti rispetto a quelli pre Covid);
– non farmi distrarre da tentazioni che, per estrema stanchezza, si insinuavano e si insinuano ancora costantemente

Sono certa che, in qualche modo anche tu hai avuto a che fare con tutto questo.
Allora se hai avuto la capacità di “reggere” e di non far crollare tutto in un momento tanto delicato, ora è il momento di rimettersi a costruire.

Dobbiamo ritrovare il TEMPO PER AMARE e per AMARCI, lasciando alla paura solo lo spazio che merita.
Buon Tempo Amici miei.

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