Il tempo per te e l’ansia: inversamente proporzionali

Il tempo per te e l’ansia: inversamente proporzionali

Il tempo e l’ansia: in che modo sono interconnessi? Iniziamo da qui: hai mai notato quante volte si utilizzano le parole “ansia o stress”?

Prova a leggere qualche articolo legato alla salute, al lavoro o anche a qualsiasi altro argomento e nota quante volte questi termini ricorrono.

Ma perché?

Certo è vero, siamo immersi in una società che corre continuamente, che ci mette fretta e che ci insegna che “veloce è bene”: essere veloci al lavoro, essere veloci a capire, cucinare velocemente…

La conseguenza è drammatica e, oltre a vivere male,  stiamo insegnando questo anche ai nostri figli: “veloce che arriviamo tardi a scuola”, “fai i compiti in fretta che poi esci a giocare”, “dai mangia velocemente che poi guardi i cartoni”…

Siamo costantemente alla ricerca di minuti o anche secondi,  che ci facciano risparmiare tempo, di app che ci semplifichino la vita automatizzando i processi o di cibi precotti e surgelati.

Tutto bello… sicuramente delle grandi invenzioni!

Ma siamo sicuri che tutto questo in realtà non ci stia complicando ulteriormente la vita?

Più impegni, più tecnologia, più relazioni…

Sai, tutto questo implica l’utilizzo di un tempo (organizzativo o risolutivo) che non abbiamo: quello che vogliamo risparmiare, quello che vorremmo goderci.

Ma che cos’è l’ansia?

Prima di parlare di qualcosa è necessario capirsi bene sul vero significato della parola “ansia”. Sarà per la mia deformazione professionale, ma utilizzare tra noi un linguaggio in comune lo ritengo importante per comprendersi nel profondo, sempre e comunque.

Wikipedia sentenzia:

“L’ansia è uno stato psichico di un individuo, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazione o paura, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato a una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso.

L’ansia è (anche ) una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione…”

L’ansia quindi è una sensazione  naturale e spontanea che serve anche a proteggerci dalle minacce esterne e ci spinge normalmente ad agire con azioni di protezione e tutela.

Quando però questa sensazione è iper-attivata, il sistema nervoso centrale è sottoposto a grandi pressioni e, generalmente, la tipica risposta del sistema simpatico è “combatti o fuggi“.

Noi quindi siamo sempre allerta, sempre vigili, impegnati a tutelarci da un pericolo imminente (di vita o meno).

Gli effetti dell’ansia

Sono diverse le reazioni fisiche e psicologiche provocate dall’ansia.

Nella maggior parte dei casi si presentano come senso di soffocamento, timore, apprensione e preoccupazione, ma possono arrivare anche a estremi pericolosi e prendere la forma di frustrazione e disperazione.

Il corpo umano, sia nei suoi organi che nei tessuti, è molto sensibile all’ansia.

Oltre a fitte e dolori addominali o facciali, può provocare anche disturbi metabolici e squilibri dei livelli dei sali minerali.

Esistono diverse tipologie di ansia ma la più frequente è definita “ansia generalizzata” e corrisponde a uno stato di tensione diffuso e persistente, che non presenta momenti di crisi ma un malessere generale psicologico-corporeo che può perdurare anche mesi se non anni.

Parlando di sintomi, esistono 4 categorie principali:

  • Tensione motoria
  • Iperattività vegetativa
  • Stato psicologico di attesa
  • Vigilanza mentale

Non mi dilungo troppo nell’approfondimento per non entrare in campi non miei e che esulano dagli argomenti trattati.

Mi limito però a dire che, se non prestiamo attenzione a una serie di possibili sintomi, rischiamo di avere serie problematiche.

Il vero pericolo: l’ansia che diventa abitudine

Quando si va dal medico per un qualsiasi problema, come ad esempio il mal di schiena o fastidi alle articolazioni piuttosto che muscolari, la prima raccomandazione che viene fatta è di “non abituarsi al dolore”.

Sì, l’abitudine è un pericolo che porta a trascurare, e quindi a non curare, i nostri problemi perché ci insegna a conviverci.

La stessa cosa vale per l’ansia, in particolare per quella generalizzata.

Essendo questa sensazione duratura nel tempo, le persone tendono a interiorizzarla e a percepirla come se facesse parte del loro modo di vivere.

A ben guardare una soluzione ci viene data dalla definizione di ansia in sé, proviamo a rileggerla:

“L’ansia è uno stato psichico di un individuo, prevalentemente cosciente, caratterizzato da una sensazione di intensa preoccupazionepaura, relativa a uno stimolo ambientale specifico, associato a una mancata risposta di adattamento da parte dell’organismo in una determinata situazione che si esprime sotto forma di stress per l’individuo stesso.

L’ansia è (anche ) una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione…”

In ben due punti si evidenzia la parola “preoccupazione”.

Nel coaching ontologico trasformazionale è una parola molto importante.

Vediamola meglio:

La preoccupazione può essere scomposta in pre-occupazione, ovvero l’occuparsi prima.

Occuparsi prima di qualcosa scatena in noi una serie di sensazioni che amplificano paure o apprensioni legate a delle situazioni possibili (magari anche probabili) ma sicuramente non certe.

Ti è mai capitato di pre – occuparti di qualcosa che poi non accade?

Quanta energia hai sprecato in quella situazione?

Quanto tempo hai buttato per ipotizzare delle scenari (apocalittici) che poi non si sono nemmeno realizzati?

Come vedi l’ansia non è solamente un’acerrima nemica del nostro benessere fisico o psichico ma anche del tempo.

L’ansia infatti è una fedele amica di quelli che io chiamo,  i “nemici del tempo”, nel libro “IL TEMPO PER ME”.

Perché quindi non smettere di preoccuparsi delle cose e decidere di occuparsi delle cose, dei problemi se e nel caso in cui questi si manifestino realmente?

Questa, dal mio punto di vista, è una efficace soluzione per migliorare la qualità della propria vita e recuperare dell’ottimo tempo di qualità.

Certo non è un percorso in discesa, ma a ogni passo fatto la strada risulterà più piana.

Non è facile ma è semplice.

Da ora quindi (non da domani o da lunedì ma da ora) accompagna fuori dalla tua mente i pensieri che ti pre-occupano o falli semplicemente transitare,  senza dargli troppo peso e ripetiti “me ne occuperò se e quando accadrà”.

Ti assicuro, che la maggior parte delle cose si risolverà da sola e nel frattempo tu ti sarai goduto del tempo, del tempo di qualità.

Magia?
Può essere, mi piace pensarlo.

Buon tempo!

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