Le tue abitudini ti aiutano o fan perdere tempo?

Le tue abitudini ti aiutano o fan perdere tempo?

Ti è mai capitato di fare sempre le stesse cose per abitudine, anche se sai che sono sbagliate? Cadi negli stessi errori? Vorresti cambiare ma c’è qualcosa che ti trattiene? Probabilmente, come tutti noi, ti sei trovato anche tu nella condizione di voler cambiare vita o semplicemente voler cambiare qualcosa della tua vita, ma alla fine, non ce la fai e torni sempre al punto di partenza.

Altre volte non ti trovi al punto di partenza e ti muovi un pochino, ma non risolvi il disagio fino in fondo.

In questo articolo parleremo dell’abitudine e vedremo:

  • Che cosa è l‘abitudine e perché ne abbiamo bisogno
  • Come si struttura un’abitudine
  • L’esperimento della rana bollita
  • Come fare a introdurre nuovi comportamenti positivi per il cambiamento desiderato

Che cosa è l‘abitudine  

L’abitudine è  la tendenza alla continuazione o ripetizione di un determinato comportamento, collegabile a fattori naturali o acquisiti e riconducibile al concetto di consuetudine o di assuefazione. In pratica è proprio l’azione di fare sempre le stesse cose e agire sempre gli stessi comportamenti.

Ognuno di noi attua quotidianamente un certo numero di abitudini, il che ci permette di economizzare sulle nostre risorse cognitive, velocizzando notevolmente il processo di elaborazione delle informazioni. Nel momento in cui un comportamento diventa abitudinario, assume maggiore automaticità. Questo è necessario per evitare che tutto il giorno si debbano prendere decisioni relativamente a… tutto: da cosa mangiare a colazione a come spalmare la marmellata, che strada fare, come cambiare le marce della macchina, o se andare al lavoro o meno.

Prova a pensare a come sarebbe difficile la tua vita se dovessi prendere tutte queste decisioni ogni singolo giorno, tutti i giorni, ogni singolo secondo!

Perché ne abbiamo bisogno?

L’abitudine serve proprio a liberare delle risorse mentali per concentrarsi sulle cose più importanti.
Il problema è che tutta questo automatismo non viene applicato solo sulle cose di poco valore ma anche su scelte che dovrebbero essere tali come, per esempio, ascoltarsi e decidere se si ha realmente voglia di mangiare perché si ha realmente fame o lo si solo perché “è ora”.

Per capire meglio cosa c’è alla base di tutto questo, alla fine degli anni ’90, alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT), hanno analizzato i meccanismi neurologici alla base delle abitudini e hanno concettualizzato il habit hoop, o ciclo dell’abitudine.

Gli autori hanno identificato tre principali componenti:

1) il segnale: una particolare condizione, esterna o interna, che attiva il nostro “pilota automatico”. Ad esempio il segnale può essere il luogo in cui ci troviamo, l’ora del giorno, il nostro stato emotivo, le persone con cui siamo, le azioni precedentemente compiute;

2) la routine: il comportamento automatico vero e proprio, che si verifica dopo il segnale. La routine può essere fisica (azioni), mentale (pensieri) o emotiva (risposta emozionale);

3) la gratificazione: la reazione biochimica che consegue al comportamento e che lo rinforza. Una gratificazione può essere esterna, ma anche interna: provare piacere o evitare una sensazione sgradevole, sono conseguenze molto rinforzanti, addirittura superiori a quelle estrinseche.

Come si struttura un’abitudine

Spesso sentiamo dire che il tempo che occorre per instaurare una sana abitudine sono i famosi 21 giorni. La risposta, in verità, è molto più complessa e molti studi e ricerche a livello mondiale stanno cercando di sciogliere questo enigma. Tra questi, uno dei più accreditati, è lo studio condotto da Phillippa Lally, ricercatrice e psicologa, pubblicato sul prestigioso European Journal of Social Psychology.

Da questo studio è emerso che, in media  per trasformare un comportamento in un automatismo (abitudine), occorrono circa due mesi (66 giorni per la precisione). In particolare le persone del test hanno impiegato per formare la nuova abitudine da un minimo di 18 giorni ad un massimo di 254 giorni.

Questo tempo:

  • varia in base  alla persona e al suo stile di vita attuale;
  • cambia a seconda del tipo di abitudine che si intende acquisire;
  • è differente se la persona cerca di farlo da sola o con un supporto.

Una notizia positiva è che, se si salta o si cade qualche volta nelle vecchie abitudini, questo non influirà sull’acquisizione della nuova abitudine. Attenzione: solo qualche volta!

Quindi ricordiamoci la tempistica media necessaria: 66 giorni.

Quindi 66 giorni sono una media

Tale dato è importante, soprattutto nel nostro caso perché non ci si può aspettare che i risultati siano immediatamente automatici. Inizialmente è necessario un periodo di apprendimento che dura mediamente 66 giorni.

Codesto tempo è necessario perché una volta fatta una nuova azione, si deve dare tempo al cervello di creare un’associazione mentale tra la stessa e la situazione circostanziale (antecedente o segnale), per cui la ripetizione rafforza e stabilisce questo collegamento nella memoria rendendo, di conseguenza, le vecchie abitudini alternative di ripresentarsi nella stessa situazione.

Al riproporsi del segnale (di cui abbiamo parlato prima, quello che “attiva le abitudini”), quindi, si avrà maggiore probabilità che si inneschi la nuova abitudine, quella buona.

Prova solo a pensare,  a esempio, all’obiettivo di perdere o mantenere il peso desiderato: può essere perseguito solo seguendo dieta e sport in modo sufficientemente continuativo.

Meno tempo replichiamo queste indicazioni, prima torneremo al vecchio peso e alle vecchie abitudini.

Qui entra in gioco la terza componente del ciclo abitudinario, la gratificazione. Essa rinforza nettamente il comportamento, e aiutandolo a consolidarsi. Prova a pensare, sempre nel caso della perdita di peso, alla differenza tra perdere 3 kg la prima settimana di dieta o non perdere subito peso. In quale delle due situazioni saresti più motivato?

Recenti studi hanno dimostrato, inoltre, l’efficacia della pianificazione per aumentare le possibilità di successo e prevedere i possibili ostacoli.

Sai che tutto quello che abbiamo detto qui, lo puoi ritrovare nel Metodo V.I.T.A.? Se non hai ancora visto il video relativo… fallo subito.

L’esperimento della rana bollita

Per farti capire meglio, vorrei raccontarti un esperimento fatto verso la fine del 1800 dalla John Hopkins University, ovvero quello delle rane.

Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori dalla stessa per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita.

Riesco già ad immaginare la tua espressione inorridita… eppure questo esperimento descrive esattamente il modo in cui funziona anche il nostro sistema nervoso.

Ogni qualvolta introduciamo un cambiamento radicale nella nostra vita, il nostro cervello, come la rana nell’acqua bollente, cerca disperatamente di ritornare nella sua zona di comfort, annullando ogni nostro tentativo di cambiamento. Risultato? Frustrazione! Per ottenere un cambiamento duraturo, l’unica tecnica realmente efficace consiste nell’introdurre piccoli cambiamenti, in modo costante.

Nel breve periodo, questi piccoli cambiamenti sono impercettibili per il nostro sistema nervoso, ma nel lungo termine  proprio questi piccoli passi ci permetteranno di ottenere enormi trasformazioni.

Attenzione: questo vale anche al contrario. Se continui a stare in una situazione che non ti soddisfa, rischi di abituarti a stare in quella situazione e il tuo livello di sopportazione si alzerà sempre di più fino a “bollirti”. Se vuoi del tempo per te da dedicarti per essere più sereno, devi agire!

Come fare a introdurre nuovi comportamenti positivi per il cambiamento desiderato

  • Utilizza le Domande V.I.T.A. e definisci il tuo obiettivo. Quando decidi di instaurare una nuova abitudine, devi avere bene in mente la meta che vuoi raggiungere.
  • Ascoltati e decidi cosa realmente è bene per te.
  • Definisci il tuo piano di azione.
  • Trova un alleato, un supporto con cui confrontarti e che tifi per te nei momenti “bui” o nei momenti di maggiore stanchezza.
  • Non c’è migliore tempo di iniziare a cambiare che oggi, non domani, non lunedì prossimo: oggi.Buon Tempo!

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