La Manager di Casa? No grazie!

La Manager di Casa? No grazie!

Fai mille cose ma non ti senti capita? Vorresti essere riconosciuta per ciò che fai? Ti senti tutta l’organizzazione familiare addosso? Questi sono i sintomi di quella che io definisco la vera manager di casa. Perché accade e come si può fare per recuperare uno spazio tutto per se stessi? Vediamolo insieme.

In questo articolo parleremo di:

  • la vita della manager di casa,
  • i nemici della manager,
  • la sindrome di Wonder-woman,
  • qualche consiglio per cambiare la situazione, almeno in parte.

La vita della manager di casa

Vorrei iniziare a parlarvi della mia situazione personale.

Come sai probabilmente  sono una consulente, formatrice, libera professionista e ho deciso di abbandonare gran parte del lavoro, in cui non mi divertivo più molto,  per dedicarmi più a me stessa e al mio progetto.

Questa scelta mi ha permesso di avere più tempo a disposizione.

Nonostante questo continuavo a fare le cose di corsa e mi sentivo spesso sott’acqua per le migliaia di cose da fare. Poi un giorno ho avuto l’illuminazione. Sapevo già che la casa, le bollette, la spesa, la bimba e altre attività quotidiane erano per la totalità sulle mie spalle ma non avevo mai avuto la netta consapevolezza del perché questo accadesse. Mi sono ad un tratto resa conto che la gestione della casa e della famiglia portava via, non sono tanto tempo,  ma anche tanta energia.

Ero io a dovermi occupare delle mille attività di mia figlia: mi dovevo ricordare le riunioni, le gite, le cose da porta a  scuola, pagare la piscina, comprare i vestiti, organizzare le feste e le visite degli amichetti, ecc.

I genitori e i suoceri, se avevano bisogno di una mano, si rivolgevano a me.

Gli amici, per organizzare delle cene o delle gite, chiedevano a me.

E ovviamente a tutto questo si aggiungeva la pura e semplice organizzazione delle varie figure che ruotavano a casa (baby sitter, suoceri, genitori, amici, l’idraulico di turno e via…)

Si può pensare che non sia poi più di tanto impegnativo ma più persone hai attorno, più la casa è grande, più bimbi hai, più sei impegnata con il lavoro e più si ha la sensazione che tutto possa implodere da un momento all’altro.

Una notte mi ricordo che mi sono svegliata di soprassalto perché avevo perso un appuntamento con le maestre di mia figlia. Certo era all’asilo e quindi non era un problema enorme, ma era un segnale molto forte. MI stavo perdendo qualcosa che per me era prioritario. Beh, sono stata sveglia gran parte della notte a schiarirmi le idee e capire cosa fosse successo realmente. Mi era capitato altre volte di perdermi delle scadenze (per fortuna molto poche) ma mai familiari e soprattutto mai di mia figlia. La sensazione di delusione che avevo di me stessa, mi rattristava e il senso di colpa mi pervadeva.

Non era tanto per quello che era successo, di fatto era realmente una cavolata, ma quell’episodio si agganciava a dei valori che per me erano importanti: proprio io avevo dimenticato una cosa del genere, proprio avevo sbagliato, proprio io avevo scordato “mia figlia”.

I nemici della manager

Lasciando stare la patologia mentale che mi caratterizzava su questo aspetto, ho capito che dovevo lavorare su due diversi aspetti.

  1. Il senso di perfezione: non che avessi mai pensato di essere un essere perfetta, ma che io non potessi permettermi di perdere un colpo, quello si che lo credevo. Io non potevo sbagliare. Un po’ perché le aspettative che avevo su di me erano davvero alte e un po’ perché ero il punto di riferimento di tutto e tutti.
  2. La necessità del controllo: avere sempre tutto sotto controllo e gestire la situazione secondo le mie regole era per me davvero importante, per non perdere colpi.
    Quindi anche gli altri, se facevano qualcosa e mi sostituivano, lo dovevano fare nello stesso modo nel quale lo avrei fatto io.
    Puoi immaginare quanto questa cosa fosse leggera per gli altri che mi dovevano aiutare…

Spesso l’essere il fulcro della famiglia se è un grande vantaggio è anche un pesante compito.

Mi sono domandata: per quale motivo questo compito è dato alla manager di casa?
La risposta? Eccola. Per diversi motivi:

  • è più brava ad organizzare,
  • è leader naturali,
  • ha disponibilità di maggior tempo,
  • spesso non c’è la volontà da parte del partner di assumersi parte delle responsabilità,
  • lo fa per necessità (non lo fa nessun altro).

La sindrome di Wonder-woman

Ma se ci si trova in questa situazione, non è sempre e solo colpa degli altri.

In realtà tu stessa hai permesso agli altri di darti quel ruolo o quella responsabilità e l’hai presa, magari perché  “la sindrome di Wonder-woman”, (ovvero faccio tutto io) inizialmente ti piaceva e ti gratificava anche. Il problema è che quello che prima facevi per amore, con il tempo, si è trasformato in obbligo e spesso lo percepisci come un macigno perché non puoi permetterti di distrarti.

La conseguenza è che non ti senti capita, si dà per scontata la tua fatica e con il tempo tutto questo può trasformarsi in risentimento, senso di oppressione e demotivazione.

Le donne, sia che siano lavoratrici o meno, sono chiamate ad essere sempre presenti, sul pezzo e sempre disponibili.

Se lavorano hanno decisamente poco tempo a disposizione e devono fare i salti mortali, finendo per non potersi rilassare mai.

Poi se non lavorano la cosa è ancora peggio: visto che non lavorano hanno una marea di tempo a disposizione e quindi sono caricate ancora di più di cose da fare o da gestire.

Già perché le cose da fare sono solo la punta dell’iceberg.

In realtà sotto l’acqua ci sono una serie di cose invisibili e impalpabili che sono il grosso delle energie mentali: l’organizzazione.

Incastrare gli orari di tutti, fare la spesa per preparare i piatti preferiti, pensare alle attività fisiche, ricordarsi gli appuntamenti medici, il regalo per un compleanno, ricordarsi di accompagnare i genitori ad una visita medica, ecc.  Si potrebbe andar avanti per tutto il giorno.

Ma tu come ti senti rispetto a tutte queste incombenze e scadenze?
Ti senti schiacciata o riesci a gestirle bene?
Ti senti valorizzata nel tuo ruolo o ti senti spesso demotivata o non compresa?
Probabilmente alcune volte ti senti “una grande” (proprio perché riesci a far combaciare tutto) ma, altre volte, penso ti possa sentire esausta.

Da consulente posso dirti che lavorare fuori casa e fare il manager per lavoro non è così impegnativo.

Sai perché?

  1. è un lavoro e ti pagano per farlo,
  2. i rapporti personali non sono così difficoltosi perché le aspettative sono più basse,
  3. generalmente hai una serie di persone che lavorano per te,
  4. hai compiti e obiettivi ben stabiliti,
  5. Il tempo in cui lo fai è ben definito nell’ambito della giornata (all’interno dell’orario lavorativo): a casa generalmente non funziona così… Lì non c’è uno stop se non quella che tu ti imponi.

Le aspettative nei confronti delle donne, mamme, casalinghe sono molto alte e bisogna imparare anche disattendere le aspettative.

Essere serene nel fare questo non è propriamente una passeggiata. Ma una buona notizia c’è. Si può sempre uscire da questo ruolo, esattamente come si è entrate e utilizzando uno strumento potentissimo: la delega.

Questo ti permette di avere un supporto, avere più tempo per te, di non essere il punto di riferimento univoche e soprattutto, di rilassarti un po’.

Qualche consiglio per cambiare la situazione, almeno in parte

In base a ciò che ho condiviso con te in questo articolo ti posso dare qualche piccolo suggerimento, come:

  • Saltare qualche impegno, non sarà la fine del mondo.
  • Arrivare in ritardo agli appuntamenti o perderti dei pezzi per strada: se anche non sei sempre perfetta le persone se ne faranno una ragione.
  • Delegare qualcosa a qualcuno. Inizia dalle piccole cose. Gli altri non faranno le cose come dici tu o come le fai tu, ma lo faranno a modo loro. Cerca quindi di non criticarli. Piano piano poi delegherai cose sempre più grosse e importanti. Non intervenire e non sostituirti se sbagliano: le persone, per migliorare e capire gli errori devono esperire anche le conseguenze degli errori.
  • Osservare e ascoltare. Quando gli altri fanno qualcosa al tuo posto, osserva la situazione, potrai imparare molte cose e potrai scoprire che anche i modo degli altri sono giusti, anzi magari migliori
  • Inserisci i tuoi spazi e i tuoi tempi all’interno della giornata o della settimana. Tu non vali meno degli altri componenti della famiglia. Inoltre ricorda sempre che se i tuoi figli vedono che anche la mamma sa prendersi degli spazi, li crescerai con la consapevolezza che è possibile prendersi degli spazi, concedendo poi spazi alla propria compagna.
  • Parla e fai delle richieste. Parla dei tuoi sentimenti, delle tue esigenze e dei tuoi bisogni. Formula anche delle richieste esplicite e metti gli altri nella condizione di darti una risposta e, nel caso, di prendersi un impegno.

Questo darà la possibilità al rapporto di coppia di crescere e, nel caso, all’equilibrio familiare di livellarsi meglio.

  • Quando le persone arrivano da te per chiederti informazioni o istruzioni rispondi “non lo so” o “prova a guardare tu”.
  • Quando ti chiederanno come sia la agenda o se possono organizzare qualcosa, digli “decidi tu”.

Superato il primo ostacolo, conseguenza dell’essere il punto di riferimento per tutti e il “centro del sapere”, scoprirai come possa essere liberatorio per te non doverlo essere sempre e costringerà un po’ gli altri a cavarsela da soli, un poco alla volta.

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